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27
Mag

Università nel Regno Unito

Per chi arriva a Norwich da nord è difficile non notare il fabbricato dell’Enterprise Centre che, seppur compatto e lineare, emerge dal paesaggio con le sue facciate rivestite in paglia, segnando l’ingresso all’area che ospita il campus e tutte le strutture della University of East Anglia (UEA). Costruito con materiali naturali di provenienza locale al fine di ridurne l’impatto sull’ambiente, il centro è stato progettato per incoraggiare e sostenere l’avvio di nuove imprese nell’ambito della sostenibilità.

Influenzato nel suo design da due edifici dalle linee moderniste presenti nel campus (la Teaching Wall, 1964-1968, di Denys Lasdun e il Sainsbury Centre for Visual Arts, 1974-1978, di Norman Foster), l’edificio coniuga la tradizione vernacolare con forme nette e contemporanee, introducendo un’alternativa estetica che si fa testimone delle potenzialità edili delle risorse del territorio e dimostrando come queste possano essere adottate in architettura non solo a livello tecnologico ma anche compositivo.

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Disposto a “C“ su una corte interna che accoglie un auditorium da 300 posti, l’Enterprise Centre si presenta parzialmente chiuso sui fronti esterni rivolti a nord, con le facciate di paglia caratterizzate da lunghe finestrature a nastro al piano superiore, mentre a sud i prospetti sono quasi completamente vetrati.

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All’interno, gli spazi si articolano lungo corridoi e superfici aperte che accolgono aule per l’insegnamento e l’apprendimento, aree meeting e posti di lavoro flessibili che consentono, ad accademici e non, di fare impresa e creare start-up. Dal punto di vista energetico, con l’obiettivo di raggiungere le certificazioni Passivhaus e BREEAM, è stata fin da subito posta attenzione alla forma del volume e all’esposizione al sole, analizzando gli apporti di calore gratuiti e gli ombreggiamenti dell’involucro, e alla scelta dei materiali, esaminati nel loro intero ciclo di vita in considerazione della quantità di carbonio incorporato.

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Sulla base di dati elaborati dalla Climate Change Unit dell’UEA per un arco temporale di quasi un secolo, i progettisti hanno potuto verificare la correttezza delle scelte compositive, correggendo il posizionamento delle finestre a sud e dimensionando correttamente le schermature, e valutare gli impatti climatici futuri sulla costruzione; ciò ha consentito anche di scegliere la tecnologia costruttiva e i materiali idonei all’ottimizzazione delle strategie di riscaldamento e di raffrescamento dell’intero complesso. Tutta la struttura dell’edificio, pareti e copertura, è in legno.

L’ossatura prefabbricata a telaio della parete, isolata con cellulosa insufflata, è rivestita all’esterno di canne palustri e paglia, inserite in una struttura agganciata a listelli e controlistelli fissati su tavole di chiusura impermeabili e a tenuta d’aria; sul lato interno, un pannello di OSB, sigillato con nastri per garantire la tenuta all’aria, sostiene i pannelli di finitura. La copertura, realizzata in sito, è stata impermeabilizzata con una membrana bituminosa posata su pannelli in compensato di abete con camera di ventilazione soprastante uno strato di pannelli in fibra di legno; la struttura è in travi di legno con sezione a “I” e coibentazione in cellulosa insufflata. All’intradosso, la chiusura del pacchetto prevede uno strato di tenuta all’aria in OSB/3 e doppia lastra di cartongesso acustico. Le finestre hanno triplo vetro e telai in legno-alluminio, le porte sono certificate dal Passivhaus e gli abbaini sul tetto sono dotati di apertura automatica.

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foto © DennisGilbert/VIEW

→ l’articolo continua nel numero 19 di azero