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Il Passivhaus "si schiera"

Casa Studio Passivhaus, Cesena (FC)
2
Dic

Casa Studio Passivhaus, Cesena (FC)

L’applicazione del protocollo Passivhaus su un edificio esistente rappresenta sempre un’operazione progettuale complessa, poiché si interviene su una struttura già costruita che deve essere modificata e adeguata secondo i stringenti requisiti richiesti dall’Istituto di Darmstadt. Il progetto che descriveremo in queste pagine e che ha visto l’impiego dello standard tedesco su una porzione di un agglomerato edilizio, ha dimostrato come sia possibile raggiungere prestazioni energetiche elevate anche in fabbricati storici o ricadenti nelle prime estensioni dei centri abitati, i quali contraddistinguono da sempre il tessuto urbano italiano.

L’immobile da riqualificare, diventato lo studio e la casa dei progettisti, si trova a Cesena in un raggruppamento a schiera posto a ridosso del cuore della città romagnola ed è composto da volumi che sono strutturalmente connessi, in quanto condividono i muri d’ambito in laterizio che fungono da appoggio per i solai e che hanno subito successive trasformazioni nel tempo (l’ultima nel secondo dopoguerra) con conseguenti e consolidate stratificazioni. In questo contesto le parole d’ordine sono state dunque rigenerazione urbana, efficienza energetica e miglioramento sismico; obiettivi diventati possibili e concretizzati solamente grazie a una progettazione di qualità la quale ha permesso il recupero di un immobile degradato, azzerandone i consumi e le emissioni in atmosfera e ottimizzandone la struttura, resa antisismica. I lavori di ristrutturazione sono stati effettuati tra il 2017 e il 2018 e hanno comportato, a esclusione delle pareti condivise con le unità immobiliari adiacenti e del livello interrato, la demolizione e la successiva ricostruzione del fabbricato esistente.

Dopo aver analizzato e verificato lo stato di fatto e le peculiarità intrinseche dell’aggregato a schiera si è deciso di intervenire con un programma che metteva assieme più sistemi costruttivi, così da rispondere alle esigenze statiche, architettoniche, di superficie ed energetiche, ideando soluzioni differenziate in relazione alla morfologia della costruzione e al suo orientamento. La casa studio deve infatti la sua particolarità proprio all’uso di una struttura mista in acciaio, muratura, cemento armato, legno massello, lamellare e X-lam, un quadro articolato in cui ogni materiale, sfruttando le proprie caratteristiche, ha collaborato con gli altri al meglio per mantenere il costo di costruzione a livelli di mercato senza rinunciare ad alcun aspetto qualitativo. L’involucro così ottenuto è talmente efficiente che l’abitazione si riscalda solamente con i raggi del sole e con gli apporti interni gratuiti (persone, elettrodomestici e macchinari) e, di conseguenza, non è stata allacciata alla rete pubblica di distribuzione del gas.

Un impianto di ventilazione meccanica controllata assicura l’immissione di aria pulita, estraendo quella viziata da cui recupera il calore. Oltre al consumo energetico prossimo allo zero e a elevati livelli di comfort rispetto agli edifici tradizionali, il progetto ha introdotto anche alcune innovazioni strutturali che hanno consentito l’adeguamento alla normativa attuale, operazione ancora più complessa visto l’inserimento dell’unità in un compatto corpo edilizio esistente. Dal punto di vista compositivo, la casa studio si dispone su tre piani, oltre all’interrato e due piccole dependance nella corte posteriore, con una copertura che interrompe visivamente la lunga fila di falde degli edifici attigui, mostrando i timpani su questi fronti corti a est e a ovest, dove si colloca l’ingresso, e sfruttando al contempo la superficie del tetto, perfettamente orientata, per l’installazione dei moduli fotovoltaici; il piano terra ospita l’ufficio dei progettisti mentre gli altri due livelli accolgono la loro abitazione.

Fotografie Daniele Domenicali

→ l’articolo continua sul numero 33 di azero