azero – progettare e costruire edifici a energia quasi zero

9
Gen

La riqualificazione di un edificio industriale

Uno spazio per il coworking
Lo studio di fattibilità illustrato in questo articolo rappresenta l’inizio di un processo di riqualificazione edilizia di un ex edificio industriale – l’ex sottostazione Enel in Via delle Fabbriche a Genova Voltri – per la realizzazione di una struttura per professionisti del campo della sostenibilità ambientale in edilizia e della green economy. Uno spazio per il coworking frutto dell’intervento su un edificio industriale in termini edilizi ed energetici.

Il contesto
L’Ex-Centrale ENEL di via delle Fabbriche sorge in un contesto industriale lontano dall’immaginario di periferia produttiva italiana o internazionale: qui, come in quasi tutto il territorio ligure, gli spazi sono molto ridotti (costretti tra colline scoscese, torrenti e costa). Nonostante la complessità morfologica dell’area, l’edificio si trova in un punto della valle soleggiato, con molta vegetazione, vista lungo la vallata, sul torrente, e verso il mare. Il sito dista pochissimi minuti dalla foce del torrente Cerusa che sfocia in mare a Voltri dove è possibile fare i bagni, surf e vela, e dove c’è un promenade in legno molto piacevole. L’uscita autostradale è molto vicina, così come vicinissimi sono il centro di Voltri e Arenzano.

In questo panorama è particolarmente importante considerare tutte le specificità che influiscono sulla sostenibilità dell’intervento, sia in fase di cantiere che in fase di esercizio.
Le analisi svolte nel caso dell’edificio ex-stazione ENEL hanno affrontato numerose aree tematiche, declinate in sotto-argomenti a seconda della differente complessità e delle possibili implicazioni sul progetto:
– analisi microclimatica e sfruttamento delle energie rinnovabili: caratteristiche climatiche; piovosità e gestione acque meteoriche; soleggiamento coperture e facciate; potenzialità solari ed eoliche;
– assetto ecosistemico: aree protette, SIC, ZPS; biodiversità;
– analisi dello stato di fatto: caratteristiche spaziali, morfologiche e tecnologiche;
– elettrosmog: linee alta e media tensione interessanti l’edificio e definizione della distanza di prima approssimazione (a cura di ARPAL);
– caratteristiche idrologiche: piano di bacino; bacini idrici; fasce fluviali; rischio idrogeologico; suscettività al dissesto;
– altri rischi ambientali: pietre verdi;
– analisi urbanistica;
– vincoli architettonici: livello paesaggistico puntuale;
– servitù: fascia di rispetto autostradale;
– accessibilità: mezzi pubblici; parcheggi;
– gestione dei rifiuti: R.S.U. e raccolta differenziata;
– strategie per la gestione energetica dell’edificio e sfruttamento delle risorse rinnovabili. Gli esiti di alcune analisi hanno avuto importanza determinante sulle decisioni progettuali: l’adiacenza con aree inondabili ha spinto a sollevare il piano terra di 50 cm e a destinarlo a parcheggio; la buona ventosità e esposizione del sito hanno consentito l’adozione di fotovoltaico ed eolico; la presenza di linee in bassa tensione vicine all’edificio hanno determinato posizione e caratteristiche della distribuzione verticale; la vicinanza dell’autostrada ha indotto ad allontanare la parte residenziale dalla fascia di rispetto

Il progetto dello spazio del lavoro
L’intervento proposto sull’edificio dell’ex-sottostazione ENEL ha per obiettivo l’inserimento di diverse attività di servizio, professionali, artigianali, commerciali, didattiche e per la convegnistica, tra loro collegate, per realizzare un’esperienza di coworking volta alla creazione di un piccolo distretto della green economy. Sono altresì previsti spazi residenziali che possono ospitare, stabilmente o per brevi soggiorni, coloro che lavorano nella struttura ed, eventualmente, studenti e ricercatori per periodi di stage.
L’ex-sottostazione ENEL sembra – in tal senso – ideale, da diversi punti di vista: si tratta infatti di un edificio ex-industriale dal forte valore simbolico (specie per attività legate anche al settore dell’energia), con ampi e regolari spazi ormai vuoti e facilmente trasformabili, in una zona urbana produttiva, ben servita ma ormai caratterizzata da degrado diffuso e abbandono e da riqualificare anche tramite l’introduzione di nuove attività capaci di attrattiva. (…)

⇒ l’approfondimento continua sul numero 11 di azero

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